martedì 3 dicembre 2013

Magnetofono cittadino/45

Il mio quartiere ha senso dell'umorismo #Carbonazzi
"Noi donne sappiamo fare tutto": è una delle frasi che ho sentito ripetere in continuazione negli ultimi anni. Io non lo dico, perché mi sembra di ricadere in un pregiudizio al contrario, ma devo dire che faccio, faccio... Insomma, poi sul come lo faccio, dipende... Ci sono alcune cose che non farei mai, come andare dal meccanico, cambiare lampadine, scacciare ragni e altri insetti dalla casa, rovesciare i materassi (da sola, eh). Oggi ho finalmente semi-risolto una questione che mi preoccupava, uno di quei pensieri fissi che mi perseguitava prima di andare a dormire (sì, è un periodo senza grandi preoccupazioni): non una spada di Damocle, ma quattro bei pneumatici invernali che saranno il mio lasciapassare autostradale per rientrare in pianura dalla Sardegna tra un po'. 
Insomma, immaginatevi squattrinati, con un trasloco da fare dopo tre anni di saldi e libri accumulati, con una Clio del 1999 che non si trasformerà in una borsa di Mary Poppins (prima lo accetto e prima mi muovo a cercare i prezzi degli spedizionieri). Senza sommare quei pensieri nostalgici che presto diventeranno magnetofoni... Insomma, queste erano le premesse.

E oggi, agguerrita, truccata e ben sistemata, mi sono lanciata nell'impresa dei preventivi, con in mente le raccomandazioni di papà:
Ricordati, segna il tipo di pneumatico che hai già [...seguono indicazioni tecniche che ho già scordato su specifiche, ecc.] e poi vai bella sicura, eh? Con la stessa sicurezza di quando stai davanti a un libro, o ti fottono. 
Ricordi de 2009 - più a mio agio così
Cinismo? No, direi senso pratico. Scelgo un bel rossetto riflettente che trasformi le mie labbra in pseudo-pneumatici rosa acceso e scendo. A piedi. Perché? Perché ci sono almeno 10
/12 gradi, un sole da paura e sento che è meglio presentarsi a piedi, con la modestia della ragazza che ha bisogno di un consiglio. Giro un paio di posti senza segni particolari (tra cui il gommista  che vincerà il mio appalto, ma è un gommista noioso e non ne parlo). Poi arrivo al mitico (che non sceglierò perché costa  troppo - mi ha fatto divertire ma...). Si tratta di un grosso gommista che sta qui sulla circonvallazione, come se fosse una concessionaria gigantesca, bianca e anche pulita, qui e là rigata di gomma nera. Come entro, ci sono quattro gommisti alle prese con SUV elefanteschi e stanno ridacchiando. Non so di cosa, ma come mi vedono si zittiscono, uno si pulisce le mani sul suo sedere, approfittando per una auto-palpatina di controllo (c'è tutto, signore); l'altro va avanti non guardandomi; il terzo si finge al telefono e il quarto, il migliore, balza in quattro e quattr'otto verso il bancone degli attrezzi, si arrampica e gira il calendario di Playboy. Ma dietro alla gattina di dicembre c'è una vamp rossa di novembre, e allora abbatte il calendario sotto uno straccio sporco di grasso.

Poi scende, sospira e torna da me:
"Buongiorno, signorina. Le darei la mano, ma siamo qui dalle 8 a toccare gomme e non vorrei sporcarla. Oddio, meglio gomme che altro...".
Non pareva allusivo. E poi siamo sicuri che sarebbe davvero meglio? Forse per me e non per lui? Mah. Nel dubbio, abbozzo un sorrisino appena appena e gli spiego le mie esigenze con quel tono deciso da auto-marketing che mi ha raccomandato mio papà. E questo:
"Ho gomme per tutte le esigenze. Venga a vedere. O ha paura?".
"Scusi, e di che?" faccio io.
Lui fa un cenno verso il magazzino più scuro, lì dietro: 
"Sa, ci sono solo pile di gomme. Non so come si comportano le donne, gli uomini si esaltano, ma non vorrei che lei pensa (sic) che io la porto (sic) di là per...".
"... per vendermi un treno di gomme?" faccio io, per fermare il viscidone.
"No, no, quello ci sta, ma sa, ci scusi tutti, non siamo abituati a vedere donne da sole qui. Non se ne occupano loro". 
"Non si preoccupi. Se non è un problema, vorrei vedere le gomme e scegliere".
"Ma non ha un amico da mandare? Un vicino, un fidanzato, un marito?" e alza il sopracciglio.
"Cartelli di zona off-limits, non ne vedo" faccio io, ormai inquietata (non era mattina eh...). 
"No, ci manca. E' per lei, è un lavoro pericoloso, poi ci siamo noi uomini che si sa non siamo molto fini e manca addirittura un bagno per le donne".
"Grazie, ma sono qui da 5 minuti. Non ho problemi di incontinenza. Mi dà un po' di prezzi di listino?" cerco di mantenermi calma.
I prezzi sono alti. Poi mi fa un occhiolino e mi dice: 
"Potremmo comunque venirci incontro, perché Lei è una ragazza coraggiosa, è venuta fin qui da sola e questo va apprezzato. Oh, Robè, che prezzo possiamo fare alla signorina?" grida.
"Non lo so. Siamo noi a doverla pagare per averci portato un bel pensiero qui". 

Un "grazie" appena appena, e via. La mano, non gliel'ho data - ovvio! - e anzi mi sono stupita dei miei riflessi nello scappare da tanto... unto testosterone. 

{il vincitore dell'appalto è... il gommista più vicino a casa! Legge di Murphy, cvd, ma come avrei fatto altrimenti ad avere un magnetofono!?}

venerdì 29 novembre 2013

Magnetofono postale/44


Di cotanta speme






Tesi consegnata, e torna il Magnetofono. In questi mesi ha continuato a registrare eh, e stava quasi per finire i GB a disposizione. Magnetofono coi GB? 2.0. 
Ecco che cosa può capitare in una mattinata a Sassari. Avevo un avviso di giacenza in posta che si è infilato tra i volantini della pizza: sapevo che era un libro che avevo bisogno per la tesi - l'ultimo! Insomma, poi s'intitola pure Ultimo tempo e capirete quanto poteva essere profetico... 
Arrivo in posta e scopro di avere davanti a me 25 persone. 25! Bigliettino alla mano, mi appoggio al pilastro e aspetto. Solo che aspettare in coda quando negli ultimi mesi stai lottando contro il tempo per consegnare tutto in tempo, partecipare e vincere alla caccia al tesoro della burocrazia, e ricordarti anche di mangiare e di tirare la catenella del wc..., insomma è una sfida a rischio di attacchi di panico. Per fortuna i miei compagni di attesa promettevano bene, e non mi hanno delusa... 

CARRAMBA, CHE SORPRESA!
Sassari ha una popolazione di 126.576 persone: così dice Wikipedia. Bene, stai pur sicuro, che se ti infili in un ufficio pubblico tutti conoscono tutti e prima o poi sentirai gridare con felicità "Ebbè?", sommo interessamento di due che magari si sono visti il giorno prima ma renderebbero fieri la Carrà. Bene, ieri c'è stato un "ebbè" che ha dato inizio a una conversazione imbarazzante, con conseguenze che neanche Calamity Jane saprebbe scampare. Una ragazza carina si avvicina a una signora sui sessant'anni, la classica impiegata statale che si era appena lamentata con me per la lentezza delle impiegate, non dell'attesa, che era ben disposta a sopportare [lei: "Sono più di due ore che sono qui. Poi al lavoro è un problema, sa, sono statale". Io: "Immagino, avrà molto da fare" (scema io). Lei: "No, io aspetterei anche volentieri, si incontrano un sacco di persone interessanti, ma dopo tre ore di assenza perdo il giorno di lavoro e lo stipendio"]. Insomma, questa ragazza che chiameremo Ricciola per i capelli da afro-sassarese, con passo deciso si avvicina alla StataleModello. Parte una conversazione pericolosa. 
Ricciola: E allora, come sta sua figlia, Ernestina? 
StataleModello: A casa, sta. Ha mal di schiena, non riesce neanche ad alzare una busta con il latte. 
R: Beh, per fortuna c'è Antonio ad aiutarla.
La StataleModello spalanca gli occhi, li fa ruotare che neanche allo Show dei Record vedi una cosa del genere e con un tono squillante, troppo squillante, fa: "E chi è Antonio?". No, non è la pantomima del Chi è Tatiana di Zelig, è una madre che sta iniziando a drizzare le antenne come solo loro sanno fare. Osservo di sottecchi, non mi muovo neanche perché a volte bastano le ali di una farfalla a scatenare un ciclone dall'altra parte (no?). Ma vorrei sillabare alla Ricciola di dire che si è confusa con la sorella gemella di un'omonima, o che ha sbattuto la testa contro la colonnina dei numerini alla Posta e che ha un trauma cranico in corso. Insomma, taci taci taci. Invece, come se fosse la cosa più normale dell'universo, la Ricciola dice: "Eh, sì, il convivente di sua figlia, no? Non lo sapeva?". Adesso, vorrei capire se la Ricciola è una sadica perversa, o se una aspirante suicida che non ha ancora letto il bugiardino dei sonniferi e non sa come fare. Cala il silenzio. Per un attimo mi illudo che la StataleModello cambi argomento o scelga il silenzio, ma abbiamo davanti ancora 16 persone, e sento che c'è tutto il tempo per... "Convivente? E chi è? Non ne so niente". Lo butta lì come se fosse "promozione alla Conad? non ne sapevo niente". La Ricciola non si scompone, tengono tutti i ricci come se avesse una parrucca dei cinesi, e parte: "Eja, è un bel ragazzo, ma non l'ha visto?". L'altra scuote la testa (stilettata dritta al cuore, non capisco se quella bocca rigida rigida trattenga lacrime o bestemmie). "Un bel ragazzo, sì sì, magari glielo dirà presto, in fondo convivono da cinque o sei mesi, non di più. NO, FORSE 7! Perché mi ricordo che eravamo da loro per Pasqua...". Ok, Natale con i tuoi e Pasqua... La bocca di StataleModello si apre: "E... Cosa ha cucinato mia figlia? E lui, oh, lui mangia?". "Iiiiiiiiiiih [assenso sassarese]. Ma non ha pancia eh... Anche perché va sempre a correre al Rizzeddu". "Ah... Bene... A che ora?". Avrei paura. Io a correre non ci vado, ma consiglierei alla vigilanza di fare qualche giro lì intorno, hai visto mai... O magari voleva solo portargli una teglia di melanzane alla sassarese per rifocillare il genero tra un km e l'altro... 
 HOLY FUCKIN' QUEUE!
La Nike non mi paga. Giuro. Neanche in natura (purtroppo)
Sempre di corsa si parla. Ma stavolta riguarda me. Ancora 10 persone davanti. Un'ora minimo di attesa (vi siete mai chiesti se le impiegate delle poste per recuperare le giacenze debbano entrare in un caveau di banca - spariscono dietro i loro armadi per ore). Allora, da un po' di tempo avevo iniziato ad apprezzare le code, perché a volte ti trovi attorno soggetti very good looking che puoi guardare non con insistenza ma di cui puoi contare i punti neri, se ti alleni un po'. Alleni... Ecco, appunto. Adoro gli uomini in tuta quanto quelli in giacca e cravatta. Alcuni uomini sono proprio fatti per vivere in tuta (sono gli stessi che sono nati per vivere anche senza tuta, ma vabbè, questo non è un porno-blog): fianchi stretti, un lato b invidiabile e un lato a pieno di promesse. Pieno. Vabbè, basta (la tesi fa male, quando si consegna trasforma l'autunno più freddo in primavera...). Insomma, questo personaggio mi si affianca col suo metro e ottantacinque da tuta, più o meno com questa sopra (ma aveva un piumino addosso eh, donne, non pensate a torsi nudi in posta, quelle sono immaginazioni da appuntamenti dalla parrucchiera con le amiche). Mi guardava come si guardano i peli nelle orecchie della vecchietta affianco o il prezzo al kg del pane nella borsa del vicino. Insomma, soprammobili io e lui. Poi, invece, fa un passo con i suoi quarant'anni di esperienza e inizia a lamentarsi. La coda autorizza sempre a lamentarsi, si sa. E da cosa nasce cosa (ma non pensate ad accoppiamenti per progenie tra una raccomandata e l'altra): prima si parla del freddo (ma più lo guardo e più mi sembra primavera, una torrida primavera), poi del meteo che peggiora sempre nel weekend (e mi lascio andare a un "ottima occasione per restare a casa sotto le coperte" e subito dopo mi accorgo del lapsus...), poi della necessità di un caffè. Scherza, è simpatico, ha quella manciata di anni di chi ha capito che alle donne piace l'uomo ironico, e quando è pure gnocco hai vinto il totocalcio un abbonamento a Vogue. 
Il mio sconosciuto UomoTuta mi racconta che fa l'insegnante di ginnastica in un liceo di Sassari, e per quello è vestito così. Poi viene il mio turno, mi sposto di mala voglia (sic!) e ritiro il mio Ultimo tempo dopo che l'impiegata mi guarda e mi dice "Eh, signorina, massì, la giacenza gratis, visto che ha dovuto aspettare" (Santo Sassari!). Mentre rimetto via il portafoglio, so che l'UomoTuta sta radiografandomi probabilmente  come fanno gli insegnanti di ginnastica: "coscia corta ma possente: bah, forse salto in lungo o alzatrice a pallavolo; ha una falcata da corsa da resistenza, ma forse è un po' fuori allenamento... Di sicuro non fa sport maschili, questa...". Insomma, gli passo vicino per uscire con il mio ultimo tempo e lo saluto. Lui, subito: "Scusa, posso farti una domanda?". "Certo". L'UomoTuta si china dall'alto del suo metro e ottantacinque (forse per capire se posso fare lancio del peso) e mi dice: "Ma sei un'insegnante di danza?". "Eh????" chiedo stupita, visto che non so fare due passi in croce, vorrei ma non ho mai fatto un corso e la mia istruttrice di zumba mi ha salvata (santa!) dalla sindrome di "impalata". E l'UomoTuta: "è che mi pare di averti già vista. E poi da come ti muovi e cammini, potresti benissimo". 
Bel complimento, lo ringrazio (se mi avesse detto "ma fai la pornodiva? da come ti muovi e cammini, potresti benissimo" in quel momento, visto che mi guardava con gli occhi assassini dell'uomo che non deve chiedere mai, probabilmente avrei ringraziato educatamente) e lo sento che mi dice "è stato un piacere". Rifletto sulla sua frase e ridacchio tra me e me. Gli uomini, penso, e la vecchia stupida scusa del "mi pare di averti già vista", che non è mai vero... La penso così fino alla sera. Quando esco sudata come un cammello dalla lezione di zumba e chi vedo in canottiera striminzitissima e pantaloni della tuta, attaccato a una macchina per i pettorali? L'UomoTuta. Stacca una mano dalla macchina e mi indica, tra lo stupito e il "avevo ragione". Sì, ero io la gallina salterina che sembrava una tarantolata poco prima e che adesso ha la frangia dritta in piedi e le guance da tirolese. 
Morale: i pregiudizi sono sbagliati - gli uomini tuta stanno benissimo anche in canottiera. Ah, no. Galeotta la palestra. No, nemmeno quello. Ah, sì, volevo dire che a volte la coda in posta... Neanche. Sì, volevo dire che il "mi pare di averti già vista" non è una balla. Trust men (quando ti conviene).  

giovedì 10 ottobre 2013

Magnetofono istruito/43

#Pascale, salvami tu!
Per la serie: cose che non vorresti MAI sentire quando sei in un corridoio di facoltà umanistica. Come tutti i magnetofoni istruiti, rideranno soprattutto quelli che condividono la triste sorte di amare la letteratura, e di studiarla pure (vade retro!). Presto prometto un magnetofono hard sassarese e un magnetofono figlio della Conad (!).


Stavo aspettando il mio turno con quel piacevolissimo effetto "graticola" che tanti studenti universitari avranno provato, e che probabilmente continuerò a provare anche quando sarò vecchia, decrepita, pensionata - ah, no, scusate, era un'utopia (quale? capitelo voi), ma mi capiterà di incontrare un docente universitario. Una ragazza che sembrava condividere la mia stessa ansia parte a parlare, ignora il caro Antonio Pascale che stavo cercando di leggere, fresco fresco di cellophane, e parte con discorsi sconnessi. Decido di fare una domanda che mi sarà fatale: "Su cosa ti laurei?".
Ora, per fare il magnetofono bel bello, dovrei spiattellare qui tutto quanto, ma permettetemi di tenere alta la privacy, evitare che mi sputi in faccia qualora risulti riconoscibile (ecc. ecc.). E, anche se si riduce il divertimento, copro il nome dell'autore e lo stato di avanzamento della tesi [lascio speranza, insomma]. Il discorso-delirio è il seguente:

"Sto facendo la tesi su PincoPallo [nome d'arte, certamente]: ho iniziato a studiare la vita, perché la vita è umbè [= un sacco] interessante, e voglio cercarla nelle sue opere di quando era giovane. Le mie amiche mi hanno detto "PincoPallo? Iiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii [il corridoio risuonava dell'eco del mitico gridolino sassarese], ma che sei pazza?", ma io penso di no, eh, che se uno guarderebbe [sic e sigh] la biografia con calma, si accorge che la vita di PincoPallo è lo specchio di come scrive. Senza la malattia della sua infanzia, non avrebbe scritto così, e io penso che questo va detto. Perché voglio insegnare ai ragazzi di oggi [ma chi leggerà mai la tua tesi? PS - i tuoi relatori sono over 10, lo confermo. E soprattutto, chi sei tu per insegnare a gente che ha qualche anno meno di te?] che la malattia può far cambiare. E poi tutti lo attaccano, mischino [= poverino], non capiscono che lui è così perché è stato malato. Ma io lo voglio proprio riabilitare, perché non è giusto...".

E chi legge più Pascale? Mi sono messa a contare il numero delle piastrelle, ed erano bianche, ma bianche bianche... E poi ho guardato il muro, e al muro c'erano appese foto di Maestri defunti, e m'è sembrato che scuotessero il capo, e che anche PincoPallo scuotesse il capo, da lassù o laggiù (relativismo). Poi sono scesa a prendermi un caffè, ho sbagliato e ho schiacciato il tasto per una liquidissima cioccolata, l'ho bevuta e mi sono scottata. E quando è arrivato il mio turno ho guardato per bene la stanza, per controllare che davanti a una simile moralista di oggi, paladina delle cause perse e degli approcci metodologici insensati, impressionistici e da oscena scuola storica deteriore, insomma che davanti a lei tutti i grandi non si fossero staccati dalle copertine dei Meridiani per andarsene. E sbattere la porta, certo. Perché a lei neanche Pascale darebbe un'attenuante.

mercoledì 2 ottobre 2013

Magnetofono cittadino/42

Anche il cielo si rannuvola, dopo certe scoperte
#Sassari

Ci sono magnetofoni che nascono in giornate storte, ma così storte, che se non la prendi sul ridere probabilmente ti trasformeresti in Hannibal Lecter. Oggi torno a casa dall'università, penso di mangiare (finalmente) e mi trovo la casa invasa da quei simpatici cilindretti di gommina colorata che coprono i fili di rame elettrici. Caro elettricista, ci siamo già salutati (anzi, alla sassarese: già ci siamo salutati), e non c'è bisogno che mi lasci messaggi d'amore curvando a forma di cuore i resti del tuo lavoro, o che mi regali nuovi bastoncini per giocare a shangai (si torcono che è un piacere), o che mi mostri tutti i colori primari per ricordarmeli in questo periodo di basso fosforo (leggi: dottorato alla fine). Li guardo, attorno una vernice messa giù sulla mia tovaglia verde preferita (sic) che sembra un quadro puntinista; allora provo a scuoterla sui fiori del simpatico fumatore incallito e incazzoso del piano di sotto (prima o poi dovrò "magnetofonarlo"), ma i puntini restano lì: belli bianchi, niente da fare. Mentre il mio umore giocava a ping pong più delle uova sode sparate nel padellino, meditavo sul fatto di essere a casa mia, eppure di avere così tanti coinquilini in questo periodo.

Studio vie di fuga...
Avevamo iniziato con i muratori, gli splendidi. Beh, con loro non si scherza, perché per trovare un contatto, mi hanno chiesto - a me, che ho lottato per non avere il debito in matematica il primo anno di liceo! - di calcolare (e come?) l'angolo in cui dovevano piegare il trapano con punta da 45 per arrivare in un buchino della presa di corrente. Allora, già dirlo è difficile, figuratevi a farlo! La punta doveva entrare alla cieca da un muro all'altro, obliquamente, senza sfiorare stipiti, citofoni ecc. ecc. Risultato? Per farla breve, i futuri inquilini dell'altra metà appartamento, quando sono venuti a firmare il contratto, mi hanno avvistata attraverso il muro mentre mangiavo caffellatte e cereali, con un pigiama della Biagiotti dei tempi anti crisi. Ecco, uno di quei pigiami che dovrebbero vedere in pochi e ben selezionati. Lei si è presentata così, per modo di dire; lui ha avventurato la mano nella frattura del muro per stringermi la mano. #iniziamobene

Ma il bello è stato questo pomeriggio, al ritorno dell'elettricista. Lo adoravo già. Mentre lui e il mio padrone di casa trafficavano per separare gli alberi elettrici (uno gridando "ajò, guarda lì o là" e l'altro "ssssssh, che sta studiando", ma gridava più forte ancora), parte una chiamata. Rispondo: un collega. Cinque minuti dopo, parte un urlo via l'altro, e non capisco se tra loro o se con qualcun'altro:
"Buffoneeee!" - "Buffone tu, maiale!" - "Guarda, non si vuol visto..." - "Andassi a Alcatrazzo pure tu?".
Come riaggancio, un po' timorosa della scena che avrei trovato. Nulla di preoccupante: il mio padrone e l'elettricista hanno preso a voci il vicino del piano di sotto dal balcone, perché avevano iniziato una PACATA conversazione su Berlusconi (indovinate chi pro e chi contro? Per la privacy non posso aggiungere niente).

LA  CHICCA  ARRIVA  SEMPRE  DOPO
Eh... Ma dovevo capire che Alcatrazzo faceva rima con qualcos'altro... A lavori terminati (per ora, temo), il mio padrone di casa, visibilmente alterato dal logorroico elettricista (che si fa pagare anche per i minuti di battute), gli ordina, con un tono imperativo da "mio signore del male": "Ajò, ti sposti e mi fai scopare?". Le battute si sono sprecate, ma soprattutto l'elettricista ha deciso di darci una lezione di etimologia erotica - che riporto fedelmente {le interazioni sono del mio padrone di casa}:


- Allora, ma lo sapete perché si dice "scopare" anche in quel senso là?
[a parte teatrale del mio padrone di casa: lo sapevo che non lo devo portare qua - alzando gli occhi al cielo]
- Si dice perché (oh, l'ho sentito in radio, eh, quindi è vero) bisogna tornare ai tempi delle streghe. Verso il 1700, per in tenderci, ai tempi della guerra dei Cent'anni, no? Allora, lì c'erano queste streghe...
- E le bruciavano...
No, vi prego, non toccatemi il DIDò
- Ma no, fammi parlare. Le streghe di solito non avevano mariti, perché erano streghe, no? E allora per fare le cose loro c'era chi faceva gli intrugli, e c'era chi si arrangiava... Con cosa? Usavano le scope, no, i bastoni delle scope... Adesso ci sono i ... come si dice... i didò, no? Si dice così? [ammiccando al mio padrone di casa]
- Ah, non lo so, io sono per le vecchie maniere: se è la sera che va bene, bene; altrimenti, pazienza.
- Ma no, non hai capito! Insomma si arrangiavano, per l'autoerotismo con i bastoni delle scope! Poi non ho capito però perché non si dice "bastonare" anziché "scopare"...
- Sarà perché bastonare si fa solo in piedi; e scopare... abbbboh!
- Naaaaaaaa.... bastoni anche a letto se capita...
Silenzio.
- Ma le bruciavano per quello?
- Si vede...

Voi capite che io dovevo starmene zitta, zittissima, per non interrompere questi collegamenti sinaptici pericolosissimi?! Per fortuna, l'elettricista non ha fatto la stessa cosa con i fili di rame, visto che il salvavita non è scattato e non ho ancora la messa in piega di una cagnetta barboncina. Che poi, ora che ci penso, farò meglio a non parlare di cagnetta, prima che mi brucino...

mercoledì 11 settembre 2013

Magnetofono cittadino/41

Sorriso ancora ignaro #duomo, controra
 2 settembre 2013, Milano-Pavia.
Ma poi, soprattutto Pavia Stazione - Pavia Montebolone, linea 3, h. 16.40 su per giù

Ho aspettato a pubblicare questo magnetofono, perché questa storia ha dell'incredibile (e poi perché ho una reputazione ---> anche se non ho colpa, potrei lasciarmi andare a un lessico non tanto consono...). Alla fine i pochi che hanno saputo, hanno riso per qualche minuto, quindi... mi sono detta: fregatene.

Insomma, qui si parlerà di una proposta oscena... o di una proposta o scena.
All'inizio volevo intitolare il post "Galeotto Coe"... Ma poi ho pensato che non avevo voglia di querele per uso/abuso, soprattutto visto l'argomento... Invece, così, vi dico che sto ascoltando Please, don't let me be misunderstood e vi consiglio di mettere anche voi questo successone per la prossima lettura.
Io, Coe, la bavina da autografo, il book degli autografi

Autobus cittadino. Salgo dopo aver sperimentato i soliti incontri del quarto tipo con i pinguini sull'unico vagone Trenitalia con aria condizionata e l'arsura sahariana in metro a Milano. Con me sale questo trentenne di bella presenza, giacca-cravatta-sogno erotico (scusate, per me sono un tutt'uno), ventiquattrore (proprio ventiquattro? non ne avresti una per un aperitivo?) e sembra attirato quanto me da un bel discorsetto che avviano due over-70 sedute di fianco a noi, che restiamo appesi ai soliti tubi da lap-dance dei poveri.

PARENTESI AMENA CHE AMMOSCIA (ho detto che è il racconto di una proposta oscena, mica un racconto osceno! Per quello chiama il... mmm....facciamo un'altra volta [dopo la fine della borsa di studio]).
Vecchietta 1: Guardi che roba, neh, ha visto? Quanti ragazzi con le valigie... E c'è chi si lamenta, ma cosa possono fare? Non le possono mettere in testa...
Vecchietta 2: Eh, cara la mia signora XXXX [scusate, copro per privacy, temo le borsettate], ha ragione. Ma cosa faranno poi, al 2 di settembre? Tutti in vacanza?
V1: Ma no, sono qui per recuperare i debiti di scuola [nota a margine: età media dei ragazzi valigiati: 25 anni... Hai visto mai, qualche affezionato al 4?!]
V2: Che io non capisco mica, cosa sperano di fare, non studiano per nove mesi, e poi arrivano qui...
V1: Dipende, mia nipote, per esempio, è bravissima, tutti 8 e 9, tranne in matematica. E la sua insegnante era così dispiaciuta...

Ok, può bastare per capire che era facile intrecciare gli sguardi, sorridersi e dare la colpa di tutto alle vecchie omnisapienti e che giocano a jo-jo con le figuracce. Invece, WCH (Working Class Hero, lo chiamo così per ammosciarmi un po' anche io) si avvicina per far posto ad altri loschi figuri valigiati, e si fa sempre più vicino. Di fermata in fermata, inizio ad apprezzare le vicinanze moleste, le invasioni di bolle prossemiche e anche la città vista dai finestrini sporchi ha un suo romanticismo. A un certo punto, WCH è alle mie spalle, e mantiene quei cm (di distanza!) utili per non farsi prendere a borsettate da me e dalle vecchie. Poi arriviamo in Viale Montegrappa, la sua fermata e appena prima che si fermi il bus, si avvicina al mio orecchio (io non me ne accorgo, tanto ero ipnotizzata dal via vai di alberi e intontita dalle sagge passeggere), e sussurra, con tono deciso, da uomo che non deve chiedere mai ........ coprite le orecchie ai bambini se leggete ad alta voce, o gli occhi a quelli più o meno alfabetizzati (tranquilli, tra qualche anno disimpareranno).... insomma, mi dice: "Se hai bisogno di cazzo, sono qui".
Jude Law (dal web, magari l'avessi fotografato io)
... e se tutte le leggi fossero così, mi farei studiosa
perfino dei cavilli...
Giuro, così, su due piedi. Io sussulto, credo di aver capito male e intanto il bus frena, lui inizia a scendere con un sorriso come Jude Law alla fine di Alfie (solo il sorriso, per il resto è un aitante moraccione), e mi guarda di sottecchi, ora sì ora no, con quell'intermittenza che dà il tempo di guardarlo da tutti i lati possibili. "Scherzi?" faccio io, la saliva a mezzaria, non riuscivo a deglutire, o forse era solo un primordiale segno di apprezzamento. E lui, sempre con quel sorriso che "smutanda" (cito dal lessico familiare di casa, mamma docet, la parola, intendo), risponde "No", ma sulla forma a O vogliosissima che assumono le sue labbra da pubblicità di creme contro le afte, le porte si richiudono, e il bus riparte. Lo guardo camminare con le mani nelle tasche, il completo chiaro stropicciato appena, per la serie: un sorriso per stirartelo, due per stropicciartelo meglio...
Resto appesa al tubo da lapdance, che mai m'è parso tanto nero e triste, e anche i discorsi delle anziane adoratrici della Dea Scuola sono pallidi, al contrario delle mie guance. Poi arrivo al capolinea, scendo dalla mia amica Ro, e parto subito a chiederle: "Hai un estintore?" - "Cosa è successo?", fa lei. - "Devo spegnere i bollenti spiriti". Di WCH o miei, chissà. Ho una reputazione da difendere, in fondo. Molto in fondo.

Tutto vero, giurin giurella. Presto però il magnetofono del rientro in Sardegna di ieri.

lunedì 26 agosto 2013

Magnetofono amicale/40

Delirio quotidiano

Mi hanno insegnato a ringraziare sempre per i regali. Anche per quelli orrendi, doppi, inutili, indesiderati, non riciclabili. Quando impari queste cose prima ancora di camminare, è difficile poi riprendersi. Perché l'istinto è sempre quello di dire grazie, sorridere e ripetere il solito rassicurante teatrino. Di solito funziona, anche per magliette fluo di taglie abnormi o completi intimi da mignottina (perché sono due taglie in meno...). Anche se mi viene da chiedermi: ma queste persone mi amano?, sorrido e anche le otturazioni degli ultimi sorridono, perché alla fine mi hanno sempre insegnato a trovare giustificazioni e vedere ovunque la buona fede (lo so, era un Heidi II).
Su una cosa proprio non riesco a sprecare sorrisi, perché mi scatta il baffo destro e trema incredulo: i libri. Io vi prego, se non avete consultato la lista dei desideri di Amazon o non avete chiesto alla sottoscritta (vale anche se mi avete vista sbavare su una copertina in libreria), vi prego, vi prego vi prego, evitate di regalarmi libri. Perché il rischio è alto: è come se a un meccanico regalassero le  chiavi comprate alla Lidl, o se a un pasticciere comprassero la crema pronta Cameo. 
Perché i rischi sono altissimi, e non sapete come reagirò: più di una volta mi è capitato di dire "grazie, avevo bisogno di rilassarmi con una cagata pazzesca!", e non è cortese. Anche se va detto che una "cagata pazzesca" ha le sue peculiari proprietà di relax...
E poi sono una donna, donnissima nell'appassionarsi alla vista di vestiti, borse, scarpe (un po' di meno), gioielli, viaggi... Insomma, non mi pare di fare la difficile?!

Ho la faccia di chi vuole un libro?
Ho pensato - visto che per qualche giorno non viaggerò - di raccontarvi qualche episodio di libro regalato alla sottoscritta, soprattutto perché le motivazioni del regalo sono le cose più divertenti (o urticanti). Pronti? Via!!!

Un mio ex mi aveva regalato una sconosciutissima raccolta di massime di un altrettanto sconosciuto pensatore indiano, che aveva su per giù un titolo zen dall'impressionante ricerca di sé stessi ecc. ecc. Motivazione?
"L'ho letto anche io, e magari servirà anche a te per scoprire il percorso più nascosto della tua vita e trovare il coraggio per viaggi lontano".
Tenendo presente che il Pavia-Milano è stato il massimo del suo coraggioso viaggio di vita, ho pensato bene di portare il libro al Libraccio, ma non prima di essermi fatta togliere il malocchio.

Sempre un mio ex, molto incuriosito dal fatto che io leggessi le Cinquanta sfumature con l'obiettivo (coraggioso, questo sì), di trovarci una ratio, mi ha chiesto se poteva regalarmi i libri successivi. No. Motivo?
"Ma esistono davvero donne così? Se ne leggi ancora un po', ci sta che lo diventi pure tu".
Io dico: ma la notte, con chi dormi? Mistero.

Ringrazio sempre per i classici, anche i doppioni: li rivendo benissimo. E poi, per chi non lo sapesse, sono una collezionista di prime edizioni novecentesche. Da un lato, lo so, è quel che mi consente il mio portafoglio mezzo vuoto (c'è una nota di pessimismo, lo so già), ma dall'altro è il secolo che studio, bla bla. Con questo, non vuol dire che ogni singolo volume tirato fuori da un baule muffo di una trisavola Cunegonda mi provochi felicità orgasmiche. Quindi, nel dubbio, evitate.

Concludendo, potete regalarmi guide pratiche (come hanno fatto le amiche, alla mia partenza per le lande desolate della vita indipendente con un "100 ricette facili e veloci per chi non ha mai cucinato") e turistiche (anche qualche Kamasutra applicato?), meglio se con annesso biglietto di andata e ritorno [o al massimo di andata]. Per il resto, per piacere, regalatemi un vestito, un gioiello, una bottiglia di vino, un cin-cin, un sorriso.  Sorriso di risposta assicurato.





venerdì 16 agosto 2013

Magnetofono familiare/39

Pianura Padana agostana, qui e là verso Pavia


Avete fatto buon Ferragosto? Mare, monti o...? Io casa, con i parenti. E ho pensato di regalarvi qualche tessera di saggezza in dialetto pavese, che proporrò in traduzione appena sotto per i non-padani. Non posso specificare la fonte per il rispetto ferreo della privacy, perché ha ancora abbastanza forza da sollevare un bel mattarello. Vi basti che è un "ipsa dixit" ultra ottantenne. E dunque bisogna fidarsi, parla l'esperienza. 

IN CAFFE' VERITAS
In risposta alla lamentela di una componente della famiglia, in cerca di aitanti e virili esponenti dell'altro sesso: 
"Làsa fa da lur i om, cà pö jèn insì antipatic"
[Lascia stare gli uomini, che poi sono così antipatici]

BENEDETTO SIA IL PASSAGGIO A LIVELLO, ET I GRADI, ET IL GIORNO ET L'HORA
Premessa fondamentale: non sono stati molestati animali di alcuna sorta (neanche zanzare) per la presente scenetta. 
Come nelle migliori tradizioni, quando si fa per rientrare a casa ad orari da meriggio verghiano, il passaggio a livello è chiuso. Quale treno viaggia a Ferragosto alle 14.30/15? Non lo so, ma sicuramente quello che verifica la Legge di Murphy. Insomma, vediamo scendere le sbarre davanti a noi, speriamo in un miraggio da quaranta gradi all'ombra, e invece è proprio vero. Tocca fermarsi, abbassare i finestrini e pregare il dio dell'aria condizionata perché si presenti su un'auto che non l'ha mai neanche venerato perché sconosciuto. 
Davanti a noi, mentre l'ottuagenaria passeggera si guarda in giro vispamente,cercando un qualsiasi gossip, due ragazzi scendono dalla macchina.

(Avete mai notato che gusto estremo si prova a passeggiare in mezzo alla strada che di solito è trafficatissima? Ho visto persone che camminano sulla mezzeria sperimentando il proprio tasso alcolemico, altre che socializzano come se la strada fosse un Grande Fratello improvvisato... Quanto matrimoni (o ben più provvide sco... relazioni) saranno nate ai passaggi a livello???)

From the web, per risvegliare le coscienze indruménte
Insomma, questi scendono. Uno dei due passeggia con le mani in tasca vicino alle rive che l'ANAS locale ha deciso di trasformare in giungle tropicali (ché c'è la crisi, non devi manco comprarti un volo oltreoceano, vieni in Padania e tra un po' trovi pure le liane). Questo passeggia godendosi il microclima afoso e l'erba altissima, e l'altro rompe l'idillio:
"Attento, non ti avvicinare troppo, prima che arrivi un topone come quello dell'anno scorso".
E la mia passeggera, a gran voce canzonatoria:
"Sì, prima ca vegna su a mangiat 'l cu". 
Dal momento che il Dio del Condizionatore non si era ancora palesato, il finestrino era completamente abbassato; e l'udito dei nostri compagni di GrandeFratello-a Livello è evidentemente ottimo. Sui loro visi, il panico; poi uno scatto felino, quasi un tuffo da Boe and Luke di Hazard attraverso il finestrino della macchina. 

Per la cronaca: speravo che l'arrivo del treno ci togliesse dall'imbarazzo dell'attesa. Ma ovviamente il treno è come l'amore: più lo cerchi e più tardi arriva. 

lunedì 5 agosto 2013

Magnetofono spiaggiato/38


#Portoferro rules!!!
Ogni estate riserva un po' di sorprese. Perché quando si va al mare, si abbandonano tante di quelle tensioni... Eppure noi italiani, dobbiamo ammetterlo, non riusciamo a goderci la pace della vacanza in silenzio. No, anche se non abbiamo niente da dire, dobbiamo parlare. E tra le tante stron... stramberie, regaliamo un sacco di magnetofoni ai nostri vicini di ombrellone. 


#PORTOFERRO - PREGIUDIZI RAZZIALI Una coppietta di bergamaschi di bell'aspetto e bell'accento (marcato, intendo, mica bello), si allontana dal gruppo degli amici con fare circospetto. Penso che vogliano approfittare del richiamo della foresta-bosco di macchia mediterranea per quel che si può fare in coppia... La pipì e la vedetta, intendo. Insomma, invece si fermano prima, sembrano ripensarci perché lei tra le mani ha qualcosa di arrotolato. Non è carta igienica, ma un'enigmistica. E pensano bene di acquattarsi sulla sabbia (sì, quella sabbia che solo a guardarla ti si infila ovunque, ma loro sono abituati ai massi delle Orobie, che non si infilano tanto facilmente... oddio, mi maledico da sola per l'immagine). Parte la caccia alle risposte, tra definizioni che fanno pensare a una enigmistica per minorati. Arriva la domanda fatidica - non di matrimonio: 
"Il re dalle lunghe orecchie..." fa lui.
Lei: "Mi pare di saperlo...".
"Ma si studia nei libri?".
"Per me non è italiano".
"Perché?".
"Gli irlandesi hanno di più le orecchie a sventola!". [ma chi ha visto?]
"Allora siamo messi bene, non so niente della storia irlandese, se non che bevevano tante birre".
Olè... 
#VillaggioNurra, nel sassarese
#STINTINO - VOYEUR SU WHATSAPP
#Stintino. A volte ritornano.
Per la teoria "capitano tutte a me", sono felice di avere due amiche come testimoni. Insomma, siamo lì a prendere il sole nel nostro metroquadro di spiaggia, conquistato a suon di gomitate, quando arriva questo ragazzo dall'aspetto non comune (va come ho alzato il registro?!), anzi che attira proprio l'attenzione. Non chiedetemi come abbiamo attaccato bottone; fatto sta che in dieci minuti scopriamo che fa lo steward per Meridiana e casualmente questa settimana ha tratta breve, per la precisione Milano-Alghero. E sta lì con gli amici a Stintino per ammazzare il tempo. Bell'ammazzare. Tempo altri dieci minuti e parte una gara con i suoi amici che, molto gentilmente, se la sono svignata a pranzo, lasciandolo solo a curare le borse. Per beffa, hanno iniziato a mandargli su whatsapp foto di pietanze e altre delicatessen. Insomma, abbiamo fatto partire una serie di foto di gente che fa il dito medio - la scusa, intanto, era buona per abbracciare un po' il bronzo di Riace. Iniziamo a coinvolgere duemila persone della spiaggia (non sempre con esito positivo), fino alla decisione di fare una foto con il senegalese che vende occhiali da sole tamarrissimi. A questo punto, il bello steward mi dà il suo iPhone per fargli una foto in posa plastica con il senegalese e un dito medio in primo piano. Sono lì che sto quasi commuovendomi per avere ancora un iPhone tra le mie mani (non sai perché?), quando clicco sul display per mettere a fuoco e... tadà... per una frazione di secondo mi si apre Whatsapp, dove stavano arrivando a cascata messaggi di questo tenore: 
"Smettila di fare il bono con quelle tre" - parlava di noi? - "Lo sai che quando ti ho sotto mano, non ti faccio neanche arrivare in camera da letto. Ti butto sul tavolo e ti scopo tre ore".
In questi casi, ringrazio di aver avuto per un po' un iPhone, di sapere come uscire dall'app e riaprire la macchina fotografica. Intanto la posa plastica stava per diventare una paresi, ma foto scattata, mentre un'altra cascata di messaggi trillava su Whatsapp. Ringrazio anche di aver saputo dissimulare per il resto della giornata il pensiero di quegli addominali appena appena curvati sul tavolo... A questo è servito molto l'insegnamento ipercattolico di nonna che, quando a tre anni volevo una caramella in chiesa, mi diceva: "Se ti viene da ridere o da fare cattivi pensieri, guarda il tabernacolo: Gesù ti sta osservando da lì". Giuro, funziona ancora. Chi mi prenota una seduta di terapia?

domenica 4 agosto 2013

Magnetofono istruito/37

bene bravo metti NO

Credo che ognuno, interrogando, abbia le sue strategie per accorgersi se la persona che ha davanti è agitata per carattere e ansia da prestazione, o se le fiamme dietro il deretano hanno iniziato a riardere per le troppe birre davanti alla partita di Champions, a libri chiusi.
A me piace chiedere su che manuale hanno studiato. Una stupidata, direte: invece, quando hai la possibilità di preparare a occhio e croce sette secoli di letteratura italiana, un manuale o l'altro ha il suo peso (ad esempio, io per portarmi in Sardegna manuali "di appoggio", ho riempito un trolley, a discapito di rimmel e scarpe in più!).
Insomma, la domanda, di per sé stupidina, viene fatta dopo il solito avvio burocratico di dati, numero di matricola, numero di scarpe ecc. Il problema? Le risposte. Raccolgo qui sotto le migliori.

Il peso della #cultura non è niente
vicino al peso della #stiratura

Premessa -(necesse est):
l'esame è del primo anno, teoricamente, ma non ho praticamente quasi mai visto matricoline. A volte, vista la mole (almeno quella che lamentano) resta l'ultimo esame [e credo che qualcuno degli avi di questi si sia messo a tavolino per strategie militari nelle più grandi disfatte della storia]. Quindi, le risposte che sentirete non sono di bimbetti. Ah, e sono chiaramente precedute da tutta la sintomatologia amorosa che descriveva Saffo e riprendeva Catullo: insomma, manca la voce, la lingua si impantana, un gran fuoco divampa e il rossore conseguente, mentre le orecchie rimbombano. Non sono gli effetti di un concerto dei Manowar dalla prima fila, ma i semplici sintomi del "non so, non c'ero e se c'ero dormivo".


Quale manuale di riferimento ha adottato?

  • Quello con la copertina rossa e bianca! 
Carissimo, puoi attendere con occhi speranzosi e baldi finché vuoi la mia illuminante risposta al quesito, ma non vado forte con le bandiere. Figuriamoci con le copertine di libri che cambiano a ogni ristampa?! 

  • Un manuale che avevo al liceo. - ok, quale? - ehm...
Questo è ancora peggio. Hai avuto quel manuale per cinque anni, e va bene, lì posso anche capire che avessi in mente l'intervallo e la campanella, ma la tua insegnante? Come lo chiamava? Un minimo di fosforo?! Quante briciole di taralli ci hai sparso sopra a ogni intervallo? 

  • Quello che ho trovato in biblioteca / in libreria.
Uno scaffale intero di antologie è quantomeno imponente nella biblioteca. Mi chiedo cosa ti abbia fatto scegliere proprio QUEL libro, dal momento che è improbabile che tu abbia consultato TUTTE le antologie bibliotecarie... Ah forse ti ha attirato la copertina (vd. 1)? 
  • Ne avevo uno in casa... - Quale? Non era un po' superato? - Tanto, Dante e Petrarca sono sempre quelli.
Giuro, l'ha detto. E non ho voglia di aggiungere altro. A furia di bere per dimenticare, mi dovranno dare in dotazione una fiaschetta e un san bernardo. Mi basta anche la prima, visti i tagli del Ministero... 

La rocca tarp... No, Capocaccia dalla spiaggia di Mugoni

sabato 27 luglio 2013

Magnetofono cittadino/36

Solo per veri eroi. Astenersi pavidi.
LIDL, ore 18 di un afosissimo sabato.

Tante sono le sfighe per stare a casa al sabato quando sei in Sardegna e fuori ci sono 40° minimo:

  • devo consegnare un pezzo immane di tesi di dottorato lunedì;
  • (e domani voglio andare al mare);
  • ho finito l'acqua a casa;
  • internet fa schifo;
  • la macchina non ha il condizionatore;
  • passo il tempo ad aprire e chiudere i vetri delle portefinestre sperando in uno spiffero;
  • non ho nessun macho partenopeo che, a lamentarmi, mi porta un Nestea. 
Insomma, mi faccio coraggio e sfido il quasi tramonto (che proprio non ne vuol sapere) ed emigro alla Lidl. Qualcosa mi sconvolge da subito: il SILENZIO. Non è che i clienti siano così pochi, è che vagano come spettri appesi ai loro carrelli, aprendo per bene tutti i pori per far entrare anche nell'ultimo milionesimo di bronchiolo un po' di aria condizionata (appestata, secondo me, dalle tante calorie dei famosi biscotti al cioccolato americani, che un tempo mangiavo a suon di mezzo pacchetto... vabbè, belle storie, qualche dieta fa). 
Insomma, sono lì che sollevo con potenza le mie casse d'acqua, quando un addetto allarmato mi chiama e indica il cartone vuoto che avevo nel carrello, rimasuglio di una spesa precedente e altrui: 
"Signorina! Non starà comprando quegli yogurt? Oh, no, vedo che è solo il cartone... - lo guardo stupita, chiedendomi se avessero trovato ingredienti radioattivi - perché da lunedì sono in sconto e li paga 14 centesimi l'uno!". 
Incredula, ringrazio, e il commesso mi stringe la mano ripetendomi "piacere piacere" e aggiungendo un "se posso servirla in qualche modo", che mi riporta ai tempi dell'anteguerra, tempo della sua scuola elementare, a occhio e croce. Per tanta gentilezza e tanto masochismo commerciale, non riesco neanche a fare doppi sensi sull'offertona. 

Occhiali da sole in casa. Ecco, la fine è vicina.
Insomma, mi sposo poco più in là, dove la Lidl ha iniziato una svendita di un sacco di articoli che durante l'anno non sono stati afferrati, sprimacciati, indossati, riportati indietro (con incazzosi scontrini che gridano al difettoso). Un enorme espositore è per stivali, stivali di pelo. Quelli che vedete qui sopra, per intenderci. 
Guardo divertita, chiedendomi chi diavolo compri qualcosa del genere a fine luglio. Bene, la risposta arriva subito, con un particolare a cui non avevo pensato: prima di comprarle, le cose si misurano. La coppia, sui 45 anni circa, è la mamma+papà che esce di casa mentre i ragazzini chissà dove sono, e per un po' di tranquillità si fa la spesa alla Lidl (e mangia più biscotti americani di me, a ben guardare). Visto che la Lidl non è un calzaturificio e non sono previsti comodi pouf dove appoggiare il fondoschiena biscottoso, la signora inizia a chiamare il marito con sonori schiaffi sulla protuberanza anteriore (la pancia, guagliò, non altro, siamo alla Lidl, non in un film di zozzo anni '60!) e gli grida imperativa:
"Ajò, Gavino, prendimi per un braccio, che li provo".
Il tono non ammette repliche: l'uomo la sostiene per un prosciut... braccio, e la donna parte con la sua guerra con uno stivale troppo stretto, che con tutto quel pelo dentro di pecorume non salirebbe mai oltre la caviglia. Ma la coraggiosa avventrice non si scoraggia, sbanfa e annaspa, arrossandosi tutte le guance, e inizia a tirare con tutte le sue forze, mentre il marito cerca di issare l'ancora... Ah, no, insomma, si protende dal lato opposto per verificare la legge fisica del moto uguale e contrario o qualcosa di simile (ero una capra, lo so, lo ammetto). Quando stavo per perdere le speranze e chiamare il 118, la mia eroina infila uno stivale! Improvvisamente, tutta la fatica svanisce: si issa sulla sua schiena, appoggia le mani sui lombi e si pavoneggia davanti al suo uomo. No, non è un documentario di Quark. Semplicemente, gli domanda:
"Gavi', come sto?". 
Lui non fa in tempo a dire parola, che lei abbassa lo sguardo e, come se quello stivale si fosse trasformato in men che non si dica, spalanca gli occhi e disgustata:
"Ma è rosa! Ti pare che io andrò [sic] in giro con uno stivale rosa?".
Non ho potuto resistere ad aspettare l'operazione di smontaggio.





martedì 23 luglio 2013

Magnetofono cittadino/35

Illusione: non perdere tempo

Il mondo è bello perché è (s)vario(nato)


Come non amare la Conad? h. 13 
Coda epocale, massaie che mi travolgono con i loro carrelli pieni (di offerte), e tamburellano nervosamente con le dita sul loro carrello (mai sentita la sinfonia disfonica dei supermercati?). Ho fatto la "spesa al volo", come dice il mio scontrino, che sarebbe un modo perfetto per non perdere tempo e sentirsi un po' batman quando si punta il telecomando sul codice a barre e si ottiene la lucina verde [non ho ancora capito perché sui sacchetti delle mele non funziona - mica è criptonite, e io mica Superman]. 

Insomma, sono in coda e quando è il mio - sudato - turno, appoggio tutto sul nastro trasportatore. Non faccio in tempo a risistemare il pane carasau che stava scappando con tutte le sue belle calorie dalla mia borsa, che la commessa mi arraffa letteralmente una mano e commenta:
- Oh, ma questo bello smalto verde è di quelli semi permanenti? 
#Stintino _ destinazione paradiso
Io, un po' incredula, scuoto la testa. Lei, incurante degli sguardi di tutti gli altri clienti, probabilmente disposti a lanciare una botte di acetone sulle nostre mani pur di farci smettere, prosegue:
- Perché io ho messo questo - e sventola le dita con un fuxia imbarazzante - è semi permanente, costa un bè e si vede già la ricrescita. Guarda, si vede? E da qui? - allontana la mano - e da qui? - la mette sotto la cassa, ridendo. 
Ho ringraziato tutti i santi noti e i beati prossimi venturi perché probabilmente c'era abbastanza zucchero nei caffè mattutini di tutti i presenti... 

On the way back home
Quale scusa ritenete più opportuna per infilarmi in un negozio di vendita e manutenzione di registratori di cassa? Me lo sono chiesta tutto il viaggio di ritorno, dopo aver notato il commesso a dir poco splendido sulla porta. Ho pensato di inciampare brutalmente sotto il peso degli acquisti Conad, e magari cadere dritta contro la vetrina, per accertarmi di non sprecare l'occasione, ma è una scusa usurata. Ho pensato di entrare dicendo "i miei conti, non tornano mai" e sperare in un aiuto dal cielo. O di fingermi interessata all'acquisto di un registratore di cassa per tenere il conto delle tasse condominiali, o pervertita per adorare il "ding" di quando si apre la cassa... Nessuna delle motivazioni mi ha convinta, vi dirò, e alla fine ho proseguito il mio km sotto il sole. Eppure, visto che devo tornare alla Conad almeno una volta a settimana e passo davanti al negozio... (si accettano consigli, magari senza conseguenti ricoveri alla neuro).

Fare benzina al Self non è nazional popolare
Non sta né in cielo né in terra (#Portoferro)
La stessa sera dovevo andare all'aeroporto di a Fertilia a prendere la mia adoratissima cuginetta. Come nella migliore delle storie, macchina striata da uccelli armati di notevole mira e un intero erbario sotto i tergi. Insomma, per farla breve, parto in ritardo e in riserva. Mi fermo al solito benzinaio di via Carlo Felice (perché non so come ma, se la benzina è oro puro, da lui costa come l'argento) e incappo in una macchinata di giganti spagnoli. Due metri per uno, a occhio e croce. Aspetto che si impossessino del pistolone e, dopo un breve e sconsolante confronto con la natura, si mettano a riempire la macchina. Invece?!??! Toccano tutti i tasti, senza farsi venire in mente di andare a pagare alla macchinetta.
Cordialmente, glielo spiego in inglese, e questi annuiscono, mi raccontano che sono in vacanza e che sono arrivati a Sassari per una gita. Una gita controcorrente, questo è certo. Intanto il mio ritardo si moltiplica, secondo su secondo, e anche la mia macchina post-striatura scalpita con tutti i suoi 52 cavalli - ronzini, vabbè. Il primo hidalgo continua ad aggirarsi e a scambiarsi messaggi sconsolanti con gli altri tre passeggeri: soldi? Dove? Ma gli euro si usano in Sardegna? Le carte di credito? Rispondo rassicurante, finché, allo spuntare delle terribili 21.30, perdo ogni ritegno, smetto di guardare la mia minigonna e preparo a mettere sotto le scarpe il mio orgoglio femminile per un po' di rispetto verso la puntualità (maschile) che è in me. 
Insomma, loro strabuzzano gli occhi e si consultano dall'alto dei loro 8 metri (2m x 4pirla). Che gli ho chiesto? 
- Datemi i soldi e faccio tutto io.
No, non realizzerò i loro sogni erotici con una pavese esportata, ma semplicemente infilerò con tutta la decisione dell'esperienza quella gran pistolona nella loro macchina e la rifornirò finché sarà piena. Di benzina, s'intende. 




sabato 13 luglio 2013

Magnetofono istruito/34

La via di fuga è lì. Preeeego, si accomodi...

Il 9 luglio, in un momento di garbata estasi e temporanea pace con l'universo, sulla mia pagina di Facebook ho scritto questo status:
C'è ancora speranza: interrogare due studenti bravissimi che alla domanda "cosa volete fare dopo?" mi rispondono con gli occhi brillanti che vogliono insegnare a scuola ‪#‎anticrisi‬
Non avevo fumato, né mi ero drogata, se non con le polveri pesanti (appesantite dal sudore acre e virile) dei muratori che hanno portato un po' della loro maschilità davanti alla finestra della nostra aula (ma il risultato, per intenderci, non era questo). Insomma, la premessa per dirvi che quel che leggerete - che ha dell'incredibile, okay - è però per fortuna calmierato da qualche appassionato, diligentissimo, apprezzabile, studioso studente (e la forma etimologica non è mica fatta a caso). Il problema è sempre quello: che a parlare dei bravi, non si fa ridere.
Per rispetto della privacy (= per la salute dei miei pneumatici, dei miei zigomi e del mio naso già storto di natura), non farò nomi, né specificherò alcun dettaglio che possa riportare alla sessione di esami o al soggetto. Non si facciano quindi pensieri del tipo: uellà, questa li sputtana pubblicamente!, perché in realtà i signori si sputtanano pubblicamente a ogni appello, davanti ai colleghi, a me e soprattutto (ben più importante), a loro stessi. Ho finito la tirata, ho svuotato le tasche, e ben mi sta l'aforisma-calembour di Longanesi che ho messo qui sotto.

Da "Parliamo con l'elefante" di L. Longanesi

Passerà alla storia
Io: "Bene, parliamo della metrica nella Commedia dantesca. Introduca l'argomento come preferisce, e poi vediamo...".
Aitante signorina dal piglio polemico grillino: "Per metrica bisogna contare il numero di subordinate..." e una serie di altre 'monnezze che mi hanno fatto pensare che non sapesse cosa fosse la metrica e, ben più grave, un dubbio mi colse. Vuolsi così colà:
Io (sentendomi scema): "Ma, scusi, stiamo parlando di prosa o poesia?"
Lei (con piglio sempre più polemico): "Di prosa!!".
Io (gelida e sconsolata): "Prosa?! Stiamo parlando dell'opera più nota al mondo, dopo la Bibbia e il Corano...".
Lei (alzandosi): "Eh, con tutto quello che c'è in programma, non si può studiare tutto. Pretendo di parlare con il professore!".
Vi lascio immaginare la tragicomica fine di tutto ciò. Dante avrebbe approvato. Per la punizione, io avrei scelto un contrappasso degno.

Il colorito esegeta (Dante, il ritorno)
Io, sollecitando a un'analisi di Tanto gentile e tanto onesta pare prima del calo di zuccheri: "Questo 'pare' cosa significa? 'Sembra' o 'si mostra in tutta la sua evidenza?'".
Lui (non sollevando gli occhi dal testo [non c'erano note, ho controllato], come se potesse aprirsi un link di spiegazione: "La seconda".
Io (temendo che lo avesse azzeccato per lectio difficilior): "Bene, perché?".
Lui (prorompendo con tutta la vitalità che aveva probabilmente sommato in una vita e mezzo): "Perché Beatrice non è una *bagassa".
*il termine si può spiegare più o meno così per Wikipedia. Ma la risposta corretta sta nella Nonciclopedia.
Povera Beatrice, RIP.

Il contestatore (D'Annunzio vs. Leopardi)
Lui, dopo aver chiesto l'analisi stilistica e retorica di La pioggia nel pineto: "Non mi aspettavo domande di questo tipo".
Io (non avendo ancora intuito il tipo): "E' a un esame di letteratura italiana, cosa si aspettava?"
Lui: "Eh, di usare un po' di più la testa. Non queste domande qui, che poi i ragazzi stanno lì, si annoiano, appoggiano la testa sulla mano e sono tutti tristi [mimando il gesto]".
Io: "Pensi, invece si dà il caso che l'analisi testuale, a me, diverta moltissimo".
Lui: "E' questione di gusti".
Io: "Lo chieda a Contini, Mengaldo, Baldacci... E quel che è più importante: per quanto mi riguarda, non è tenuto a divertirsi, dando un esame".
Lui: "E' che pensavo di usare un po' di più la testa...".
Io (scocciandomi parecchio ma mostrando il sorriso migliore): "Ad esempio? Parta pure dal suo divertente e stimolante approccio. Poi avremo tutto il tempo di arrivare alla stilistica".
Lui: "Ad esempio, pensavo di accostare D'Annunzio a Leopardi".
Io (trattengo un sobbalzo): "In cosa?".
Lui: "C'è la natura sia qui che lì".
Io: "E quindi? Come li accosterebbe? Così facendo può andare a ripescare anche Lucrezio o l'Arcadia, non crede?".
Lui: "Per contrasto. Leopardi ha la natura matrigna".
Io: "E D'Annunzio?"
Lui: "D'Annunzio, problemi non ne aveva".
Cacciato all'istante, penserete. No, avevo voglia di divertirmi con la sua stessa arma: far usare la testa. Segue mezz'ora di interrogazione senza requie fino al ritiro spontaneo. E di stilistica, credetemi, non c'è stato bisogno di dire una parola.

Blaterando sulla priorità della lettura dei testi e sul rispetto dei loro autori, che troppo spesso sono stuprati da giovani aspiranti esegeti, me ne sono andata a farmi una seconda colazione. In realtà, avrei dovuto scacciare l'ansia da prestazione con un'ottimo ansiolitico e un'ottima prestazione.

L'ansiolitico (immagine dal web)
La prestazione (immagine dal web)





lunedì 8 luglio 2013

Magnetofono viaggiante/33

Autoscatto pre-partenza, AHO
1 LUGLIO 2013
Andata: Alitalia AHO - FCO h. 11.10
Ritorno: Alitalia FCO - AHO h. 21.25 (teoricamente; aggiungi 40 minuti accademici)



Ogni viaggio è un Magnetofono, ormai ne sono quasi certa. Attiro io le stranezze, o loro attirano me? Mistero. In ogni caso, stavo andando a Roma per una cosa importante, un'intervista a una scrittrice definita "la scrittrice inglese più famosa dopo Orwell", e insomma avevo addosso la giusta tensione.
Per fortuna, le scoperte non finiscono mai:

  • Ho scoperto che si può fare tanta coda in aeroporto anche quando i posti sono pre-assegnati; 
  • Ho scoperto che i vestiti Desigual si prestano ottimamente per essere messi al rovescio. Nella mia sindrome da altruista-non-richiesta e dall'assunto "meglio una figura di m con una persona che con un milione", mi sono avvicinata e ho detto alla ragazza: "Mi scusi, glielo dico solo perché a me farebbe piacere essere avvertita... Ha il vestito al contrario". Mi aspettavo rossore, vergogna, magari un "ma fatti i cazzi tuoi", e invece la signorina ha controllato e mi ha detto: "Oh, grazie, non ho avuto tanto tempo per rivestirmi". Per RI-vestirmi?!?!? Ogni aeroporto ha i giusti angoli segreti. Anche il personale ha amanti in ogni (aero)porto. 
  • Ho scoperto che si possono dividere allegramente i salatini di Alitalia, perché con la crisi la dimenticanza di dare un pacchetto a testa è la regola.
  • Ho scoperto che una chiacchierata piacevole può distrarre da una controvirata in extremis a Fiumicino per evitare di finire così
Io, gli euro non li butto mai, ma torno sempre
E poi, a Roma ho scoperto i superpoteri di donna in abito lungo e tacchi:
  • Puoi scavalcare una coda di 30 gitanti austriaci con zaino da 20 kg sulle spalle per prendere la navetta FCO-Termini. 
  • In gelateria davanti alla Fontana di Trevi, sarai servita prima dei turisti stranieri, con la scusa che "aho, almeno te si capisce che vvòi magnà".
  • Se finisci per caso in un set (televisivo? cinematografico?) non ti strattonano per spostarti, ma ti chiedono se vuoi partecipare. Seguito: "No grazie, sto mangiando un gelato". - "Se lo mangi così, puoi anche avere un primo piano". Conseguenza: sapere che se ti ostini a mangiare un cono con gusto, sarai subito scritturata per un film porno [e in tempi di crisi potrei sempre riprendere una vecchia canzone dai fini finissimi doppisensi - se ha venduto lui... magari la facciamo rap, che tira di più di questi tempi].
  • Se entri in un cinque stelle esclusivissimo, reggi senza problemi lo sguardo del receptionist, del facchino e anche tutto sommato del liftman _ gli addetti SPA forse no, ma è un percorso a ostacoli, ché col tacco 12 si migliora.
  • Puoi guardare spudoratamente la Nazionale di palla-qualcosa riunita a Fiumicino da sotto in su, sfruttando la frangia ciuffosa da non-so-che-guardo. 
  • Ottieni uno sconto sul parcheggio della tua macchina in aeroporto ("Che? è andata e tornata in giornata su Roma? Tschèss [esclamazione tipica], allora 4 €"). 
Non chiedetemi l'età dell'hostess. #stancadivivere
Ancora da affinare:
  • Non riesci a incontrare neanche uno dei cinque amici romani che, vedendoti registrata a Fiumicino, ti buttano lì un caffé.
  • Il volo in ritardo continua a essere in ritardo (caro Alitalia, hai capito che non sei Trenitalia? Va bene l'affetto per le compagnie di bandiera, ma non siate intercambiabili).
  • La hostess continua a sembrare centenaria; lo steward parla a singhiozzi.
  • Continuano a servirti il tè e a tornare per riprendere la spazzatura in 30 secondi (hanno, secondo voi, un'assicurazione per ustioni ugulari?).
  • Tu guardi la Nazionale e la Nazionale non guarda te.
  • Mal di piedi indomito. 
  • La vicina di posto al ritorno continua a essere una fanatica di Candy Crush Saga, che non riesce nemmeno ad aspettare che si spenga il segnale luminoso delle cinture per riaccendere l'iPhone (senza levare i suoni, ovvio, ché sono metà del piacere). 
  • Non hai spuntato un numero di telefono a cui avresti pure tenuto. 
  • La casa, al ritorno, è ancora e sempre da pulire. 
  • IlMagnetofono non si è scritto da solo, ma è toccato aspettare una settimana per trovare un momento libero.
Echi

domenica 23 giugno 2013

Magnetofono viaggiante/32

La Pelosa di Stintino. Perché? Tanto per farvi venire un po' di invidia


MORTO UN iPHONE NON SE NE FA UN ALTRO

Ok, il Magnetofono si è fermato a lungo, ma io no, ho continuato a viaggiare. Dove? Pisa, Torino, Pietrasanta, Genova, Milano, Alghero, Sassari,... Insomma, il solito tour con qualche extra. Se riprendo a scrivere, è perché dicono che la scrittura è terapia, e allora vi racconto che mi è successo, per elaborare... il lutto dell'iPhone 4S (sì, dimenticatevi quelle foto belline fatte a costo zero e postate in tre secondi sul blog). No, non si tratta di morte naturale (avrei fatto valere quella garanzia nobilissima dal valore di un 800 €), ma di morte violenta. Anzi, di quello che in gergo si chiama "furto con strappo". Lo so, anche a me veniva in mente un'immagine vagamente pervertita, ma niente di tutto questo: è quello che si dice scippo. Dalle mani, pure, ed è una beffa di cui non mi credevo capace (ma amo stupirmi).
Ho deciso di non fare il grillo parlante, e di lasciare che a raccontare sia la denuncia che, ahimé, ho dovuto sottoscrivere. Ahimé? Non capite perché un cotanto afflato di letterarietà e un lamento ottocentesco da damina di corte che ha perduto le brache? Mi sto solo mettendo in sintonia con lo stile della denuncia. Leggete un po':






Il solerte appuntato, scoprendomi dottoranda in Filo... (filo che?) Lettere, mi ha chiesto di controllare se ci fossero errori: "Sono un appuntato, le barzellette si sprecano. Non vorrei finire anche su Facebook". No, tranquillo: non su FB, ma sul Magnetofono. 
Insomma, avrei cambiato tutto, ma ho impiegato 2 ore per questo campionato di bravura burocratico-retrò: alla fine mi ha anche portato via la tristezza per la morte dell'iPhone. Almeno ho l'italiano, pensavo rileggendo. Adesso, da filo... (filo che?) letterata, preparo qualche esegesi della denuncia (ché si sa, in letteratura niente è oggettivo, no? Ho visto portare a convegni perfino Bella di Twilight). 


DOVEROSE CHIOSE (in rima, tiè)

[...] salivo a bordo del treno regionale che conduce sino a Pavia 
(la poetica meta pianeggiante richiede un arcaismo da fine dicitore. Tra zanzare e nebbia, si sa, si moltiplicano le ispirazioni liriche: "Va' a plà i pum", noto invito che edulcora fruttevolmente il più originario "Va' à dà via l'òrgan").


Giunti all'altezza di Locate Triulzi (notate la passione sconvolgente per le perifrasi, iniziate con "salivo a bordo") alle ore 15.35 circa (secondo più, secondo meno), mentre il treno si trovava in sosta (uè, ce l'hai una siga?) ed io (avevate qualche dubbio sull'eufonica da prima elementare?) ero intenta a  maneggiare il mio smartphone iphone 4S...
... no, scusate, qui mi fermo... "Ero intenta a maneggiare"??? Ma scusate, c'entra con il fatto che mi è stato chiesto subito, dopo nome e cognome, se fossi CELIBE, e poi un sorrisone al mio "NUBILE"? Insomma, bando ai miei giochi erotici con uno smartphone - pure esibizionista, no? Saranno prove di vibrazione ritmata... 
[bla bla bla]; (punto e virgola dal sapore vagamente gaddiano; rigone blu a scuola, per intenderci) due ragazzi di giovane età mentre transitavano al mio canto, lestamente mi asportavano dalle mani il telefono sopra citato
... Ok, non so se oso commentare una simile perla aulica: in pratica, se devo interpretare, questi  Ulissi camminavano perché io, novella sirena-dei-fossi-padani, cantavo una melodia tanto armoniosa da farmi ASPORTARE il telefono, che come una pustola mi portava a cantare. Forse si trattava di un lamento per la pustola da treno regionale in estate? 

Ultima foto del glorioso iPhone. Ei fu...
Immediatamente, cercavo aiuto tra gli altri passeggeri, ma non riuscivamo a fermarli in quanto gli stessi si davano alla fuga scendendo immediatamente dal treno. 

Un chiaro desiderio di rendere il dinamismo: l'iterazione degli "immediatamente" e l'angosciosa avversativa sicuramente permettono di considerare la sintassi zoppa come un ricercatissimo intrico pronominale da attribuirsi al caos della situazione. E poi, diciamocelo, scappavano tutti "al mio canto", e forse anche per la scoperta della pustola.


NOTE A MARGINE


  • Non ho mai detto che uno dei due avesse la maglia FUXIA: avevo detto rossa. Ma è stato così argomentato: "Ma no, il rosso non si usa più molto. Sarà stato un altro colore, che tu (immediato tu da celib-nubile) non hai capito perché eri shockata. Facciamo... fuxia". Davanti a un addetto ai lavori non oppongo resistenza. Il fascino della divisa (la immaginavo fuxia, in una visione onirico-strafatta) poi... 
  • Siamo arrivati alla definizione di "atletico" dopo questo dialogo: 
A(ppuntato): fisicamente com'era?
Io: prestante. Magro ma muscoloso.
A: un body builder?
Io: ma no, erano due ragazzi normali ma ben piazzati. A viso scoperto, questo forse vi può interessare per i filmati...
A: Ci interessa fino a un certo punto. Ma fisicamente... fisicamente com'erano?
Io: Mah, fianchi stretti, spalle larghe, media statura. Di più non posso dirle...
A: Insomma, due fighi. 

Dubbio: e se il "celibe" nella domanda iniziale non fosse un errore ma un lapsus freudiano?

"Al mio canto", #Alghero

IN CONCLUSIONE

Morto un iPhone non se ne fa un altro. Continuerò a pagare Tre per un abbonamento-fuffa su un modestissimo Samsung che ci permetterà di "magnetofonare" qualche foto modesta.
Ah, della denuncia, chiaramente, nessuna notizia. E sono passati 23 giorni, quasi 24. Aggravanti: ho appena comprato il volo per rientrare in Padania; quale sarà il treno? Stessa ora stesso vagone. Appuntamento con la giustizia fai da te (ovvero non tirerò fuori il Samsung e soprattutto non canterò).